La mia tesi di specialistica in psicoterapia psicoanalitica (ho studiato ad IRPA, scuola di psicoanalisi ad orientamento lacaniano) ha come titolo “Sulle tracce della vita” ed è una ricerca sia personale sia storico-sociale su come si sono evolute le pratiche di cura nel tempo e su come si siano un po’ allontanate dalla vita per adeguarsi ad un “sistema”; e sulla necessità dunque di riportare la cura ad una dimensione vitale, assumendosi anche il rischio di dare voce a ciò che di più bizzarro possa manifestarsi in una vita umana.
Lo scopo di una cura non è quello di ritornare a funzionare, ma quello di riappropriarsi della propria vita, della libertà che è stata tolta, di poter andare un po’ oltre i condizionamenti che formano l’individuo, che così forse potrà trascendere sè stesso.
C’è una definizione di malattia mentale che mi pare descrivere bene lo stato delle cose: “La malattia mentale è il grado in cui la libertà della presenza si consegna al potere di un altro” (Galimberti). Aiutare ad appropriarsi in questo senso è allora l’unico compito della psicoterapia, che vede l’individuo come un’apertura e come in grado di separarsi dalla nube di “si dice così, si fa così, si deve, si pensa”, in cui è cresciuto, per brillare di luce propria ritrovando un contatto vitale con la realtà ed uno slancio vitale (che possiamo pensare come quella scintilla da cui tutto l’universo ha avuto origine)
Ho lavorato per 5 anni in una clinica psichiatrica. Ho seguito le cure psicoterapiche individuali di numerosi pazienti psicotici e borderline ospiti della comunità, ed ho condotto x due anni un gruppo di Yogaterapia.
Attualmente lavoro privatamente (terapie individuali) online e nel mio studio.
